Da una grande mela derivano grandi responsabilità

Il richiamo alle "buone pratiche" in agricoltura è sempre più forte. Oltre a proteggere l'ambiente, i modelli sostenibili garantiscono un giusto sostentamento agli agricoltori e contribuiscono alla lotta contro la fame e la povertà. Tutto parte dall'adozione di processi virtuosi per la protezione del suolo, come il controllo dei parassiti e delle piante infestanti con metodi alternativi.
Un esempio di coltivazione responsabile risale al 1973, quando un ricercatore australiano creò un incrocio naturale da cui nacque la prima mela Pink Lady®. Il brand ebbe fortuna, diffondendosi successivamente in Europa ed evolvendo in una fitta rete di produttori, vivaisti, distributori e lavoratori.
Un progetto sostenibile e responsabile rispetta le persone ma soprattutto la terra, con un occhio di riguardo alla preservazione della biodiversità, ma anche ricorrendo a soluzioni naturali per proteggere gli alberi e contrastare la proliferazione di specie nocive.
Un'attenzione particolare va riservata alle api, responsabili dell'impollinazione e indispensabili durante la fioritura. Proprio per questo Pink Lady® ha ideato uno speciale programma di addestramento e salvaguardia, che prevede l'introduzione di alveari nei frutteti per garantire il passaggio dal fiore di melo al frutto.
Al di là dei risvolti positivi per la natura, apprezzati da molti agricoltori attenti al territorio, questo approccio offre un giusto ritorno economico del lavoro svolto e riunisce i vari attori intorno a obiettivi comuni. La qualità è garantita dalla condivisione del sapere e dei progressi tecnici in ogni fase, dalla cura della pianta e del terreno, fino all'imballaggio e alla spedizione. Un autentico esempio virtuoso che sarebbe bene replicare ovunque nella filiera agroalimentare.

"Anche in agricoltura l'esigenza di sostenibilità si fa sempre più forte, invocando a gran voce l'adozione di modelli di produzione virtuosi e attenti al territorio, capaci di garantire un maggior reddito per chi li adotta, qualità dei prodotti e un minor impatto sull'ambiente. Insomma, un approccio benefico a 360°, che è osservabile nella coltivazione delle mele Pink Lady® ma che andrebbe replicato in tutta la filiera agroalimentare."


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